Francesca Woodman

Francesca Woodman. L’abbiamo incontrata, per la prima volta, sulla copertina di “Arte e Femminismo”, un libro edito, nel 2005, da Phaidon.

L’ immagine è presentata di spalle, appoggiata ad un muro retrostante. Un corpo non distinto dallo sfondo che sembra scomparire nel tessuto di una casa diroccata. Ad accentuare questa presenza “interstiziale”i motivi dell’abito e la vistosa lisca di pesce sulla spalla: un modo, per l’artista, di rigettare  il voyerismo evocato convenzionalmente dalle descrizioni del corpo femminile.

Francesca Woodman è un’artista-fotografa americana la cui vita è stata breve ed intensa.

Sempre della Phaidon è apparsa  recentemente una  monografia, disponibile solo in lingua inglese,  a lei dedicata, che ne evidenzia la vicenda umana ed artistica.

Figlia d’arte, suo padre George era un pittore, sua madre Betty una ceramista, nasce a Denver, Colorado, il 3 aprile 1958. E’ vissuta a lungo in Italia: a Firenze dove frequenta il secondo anno della scuola elementare, ad Antella, vicino Firenze, in un casale immerso nella campagna che i suoi avevano acquistato nel 1966, a Roma dove studia e stringe amicizia con  Giuseppe Casetti e Paolo Missigoi, proprietari della libreria antiquaria Maldoror.

A 14 anni sceglie di iscriversi all’Abbott Academy di Andover (Massachusetts),  una scuola privata per sole donne, tra i pochi licei americani con corsi d’arte. Sarà l’incontro con la fotografa Wendy Snyder Mc. Neill, sua insegnante, ad influenzare le sue scelte future. E’ a questo periodo che risalgono le sue prime  fotografie che Francesca stampa nella sua camera trasformata in studio fotografico.

Secondo la tradizione tipica degli espatriati cosmopoliti alterna soggiorni in Italia e in America: tra Providence e Roma dove frequenta i corsi della Rhode Island School of Design(RISD). A Providence risiede in un grande appartamento nell’edificio industriale di Pilgrim Mills in cui ambienta numerose fotografie.

Torna a  Roma e qui si ferma tra il ’77 e il ’78. Durante l’anno della frequenza al RISD , che ha sede a Palazzo Cenci, nel centro storico della città, vive, in  parallelo a quella della zelante studentessa e della fotografa,una vita molto intensa in compagnia degli amici. Sono Giuseppe Casetti, Paolo Missigoi, Sabina Mirri, Mirella Bordoni. Esegue i loro ritratti, sviluppa la serie degli “Angels”, già iniziata a Providence. Lavora a tempo pieno, come ricorda Giuseppe Casetti, sempre in giro con la macchina fotografica al collo, una creatura dolcissima e insieme decisa.

Nel marzo 1978 la sua prima personale presso la libreria  Maldoror, poi, in autunno di nuovo a Providence, dove consegue  il B.F.A. in fotografia.

Subito dopo la svolta decisiva: il trasferimento a New York. Qui, sempre per conto del RISD una personale “Swan Song”, un omaggio a Proust.

S’ingegna facendo lavori vari: segretaria, assistente di fotografia, modella. Sperimenta anche la fotografia di moda ispirandosi al lavoro di Deborah Tuberville, americana del Massachussetts, che, a Parigi, è diventata una degli enfants terribles della fotografia di moda: un’artista che sceglie i suoi modelli secondo criteri inconsueti fotografandoli in ambienti in cui aleggiano dubbi esistenziali ma anche malizie narcisistiche. Nel biennio 79-80 non mancano lavori e soddisfazioni.

Sperimentando la tecnica del “blue-print”, l’artista si impegna nel Temple Project, una sorta di ricostruzione della facciata dell’Eretteo, dove modelle, avvolte da pannelli classicheggianti, sostituiscono le Cariatidi.

La partecipazione a due mostre collettive, presso la galleria newyorkese di Daniel Wolf, le offre la possibilità di conoscere il collezionista di opere surrealiste Timothy Baum, poi suo amico. Sembra che tutto proceda per il meglio, e invece …..Il 19 gennaio dell’81, a soli 23 anni, Francesca Woodman abbandona volontariamente la vita.

Una vicenda triste la sua,  particolare per la fragile sensibilità della sua poetica.

La qualità delle sue fotografie, molte delle quali pubblicate per la prima volta nella monografia citata, non deve nulla alle icone di successo della sua epoca quali Cindy Sherman, ma deve molto alle generazioni precedenti di artisti e fotografi suggestionati dal Surrealismo.

La suggestione surrealista resterà una costante delle sue opere migliori, in particolare quelle che ripropongono il tema dei corpi, nudi o vestiti in comunione panica con la natura.

Il tema delle corrispondenze con gli elementi naturali, caro alle surrealiste come Heleonora Carrington o Remedios Varo, ritorna in alcune serie di provini a contatto sviluppati, durante l’estate del 1980 a Peterborough nel New Hampshire: le sue braccia, rivestite di corteccia, sono rami di betulla; il suo corpo, ricoperto di tessuti fiorati, si confonde con il terreno.

Jolanda Leccese

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