Gabriele Münter

Gabriele non è un uomo, come chiunque di noi potrebbe pensare, ma è una donna, una pittrice, Gabriele Münter, appunto, un’artista tedesca rimasta nell’oblio per molti anni, e che, solo negli ultimi tempi, ha visto riconoscere ed apprezzare le proprie capacità. 

Recentemente, in seguito agli studi di Annegret Hoberg, in particolare, si è cercato di inquadrare la sua personalità artistica all’interno del più generale movimento dell’Espressionismo e in rapporto con le esperienze di altre artiste come Paula Modersohn-Becker, anticipatrice quasi dimenticata (morì nel 1907), la prima a intuire le potenzialità espressive di un colore caricato all’estremo,  e Kathe Kolwitz, battistrada dell’indipendenza sociale e artistica della donna in Germania. Anche se non è diventata un’icona mediatica adottata da cinema e letteratura come Frida Kalho, è presente, con le sue opere, in molti musei, dall’Israel Museum di Gerusalemme ai Musei Vaticani, alla Fondazione Thyssen-Bornemisza di Madrid, al Milwaukee Art Museum, ed ha goduto di visibilità meritata nelle mostre più recenti, in Italia, sull’Espressionismo (fondamentale resta la mostra “Gli Espressionisti” al Complesso del Vittoriano del 2002, e quella, successiva, a Milano, presso la Fondazione Mazzotta “Il Cavaliere Azzurro” del 2003).

Nata a Berlino nel febbraio del 1877 e morta a Murnau nel 1962, la Münter ha vissuto una storia parallela ai tracciati delle avanguardie che si svilupparono in Europa nei primi decenni del 900: un’epoca che vide complesse trasformazioni sociali portate dalla modernità alla pre-emancipazione del genere femminile. Donna singolare, senza dubbio, che ha saputo conquistare un ruolo nel campo artistico anche se, non sempre, è riuscita a scrollarsi di dosso i pesanti limiti di una condizione “periferica” rispetto a quella del suo partner.

Parliamo, niente di meno, che di Wassily Kandinsky che fu dapprima suo maestro e, successivamente, suo compagno di vita. Kandinsky, attrazione fatale per Gabriele. Fu nel 1902, a Monaco, che l’artista vide per la prima volta, su sollecitazione di una compagna di studi, il luminoso, solare dipinto di Kandinsky “La città vecchia” esposta in una mostra dell’Associazione Phalanx. Decise immediatamente di lasciare l’Associazione delle Donne, di Maximilian Dosio, e di iscriversi nella scuola d’arte del gruppo Phalanx che Kandinsky aveva aperto, sempre a Monaco,  nel 1901. Fu questa una svolta decisiva per la sua formazione e per la storia della sua vita.

Gabriele ha modo di apprezzare l’insegnamento del maestro che “spiegava con precisione e mi considerava come una persona con consapevoli ambizioni, in grado di porsi compiti e obiettivi” . E l’insegnamento continua a Kochel a Kallmünz, nell’Alto Palatinato, a cielo aperto, a contatto con la natura.

Un insegnamento antiaccademico, antitradizionalista comune a molti artisti d’avanguardia, dall’Impressionismo in poi. Pronta a schierarsi contro l’ottusa pratica del copiare il modello naturale, Gabriele maturerà, col tempo, un suo stile che, superata la tecnica pointillistica tardo-impressionista, approderà ad una composizione bidimensionale, a linee di contorno scarne e chiare, a una riduzione dei dettagli, in combinazione con un impiego del colore estremamente coraggioso, che sempre più si distacca dal modello naturale. E’ a Murnau, negli anni che vanno dal 1908 al 1909,  che si matura la svolta artistica verso un nuovo genere di pittura e verso la piena maturità dei mezzi espressivi. In questo luogo “magico” delle Alpi Bavaresi si sviluppò un’amicizia con Alexej Jawlensky, cadetto della piccola nobiltà russa,  personaggio rimasto in ombra rispetto a Kandinsky, ma di assoluto primo piano, con la sua compagna, la baronessa lituana  Marianne Werefkin.

Una continuità di rapporti che non mancò di avvicinare le idee sui contenuti e i modi di dipingere.

Da una parte ci sono Werefkin e Kandinsky, i due “teorici” e letterati, dall’altra i pittori immediati e spontanei Münter e Jawlensky, alieni dai raffinati e sottili ragionamenti dei loro compagni. Con loro Gabriele scambia esperienze e riflessioni sul concetto di “sintesi” che sarà alla base della sua evoluzione pittorica, nella direzione di una sempre più decisa semplificazione delle forme verso un grado maggiore di astrazione. “Fu un periodo di lavoro bello, interessante  e piacevole, con molte discussioni… Nel 1908 qui a Murnau, scrive l’artista, sul lago Staffel, trovai l’impulso creativo più forte per arrivare al tipo di pittura a me congeniale…verso una più immediata azione cromatica e una figurazione più sintetica e concentrata.”

A Murnau Gabriele scopre l’arte popolare su vetro, assai diffusa nella regione dello Staffelsee, così autentica e per nulla influenzata da mode e interessi commerciali, e, per prima, ne apprende la tecnica di composizione: la piattezza delle figure e , soprattutto, il contorno fine, prevalentemente nero, delle forme.

“Arte popolare e Hinterglasbilder  (pittura con colori traslucidi sul rovescio di tavolette di vetro) apportano alla Münter” afferma Rosel Gollek “la rivelazione e la decisione per una semplificazione delle forme, per un contorno centrato, per l’intensità coloristica e la limitazione a pochi colori, ma di ricercata armonia che vengono applicati come grosse macchie.

Accanto al paesaggio, che sarà sempre per lei un filone tematico di primaria importanza, Gabriele rielabora, in particolare, la suggestione di oggetti dell’artigianato bavarese (faceva collezione di statuine in legno di Madonne e santi) nelle sue Nature Morte spirituali e misteriose. Questo genere come, il ritratto, da lei anche preferito, le permette di esprimere il fattore intimo e soggettivo, ma nello stesso tempo, il bilanciamento tra “figurativo” e “astratto” che costituiscono i caratteri distintivi della sua arte. Per quanto infatti anche lei si accosti, in qualche opera, all’astrazione, questa resterà in definitiva una conquista esclusiva di Kandinsky e Münter riconosceva infatti che l’astrazione “è cresciuta intimamente in te, è cosa tua; in ciò io non prendo parte”.

La storia di Gabriele continua con la partecipazione all’”avventura” del Cavaliere Azzurro; un’avventura bella e intensa, vissuta insieme, oltre che a Kandinsky, ad artisti del calibro di Franz Marc, Jawlensky, Macke, e, più tardi, Klee. Culminerà nel 1912 con la pubblicazione di un Almanacco, il Blaue Reiter, appunto, a documentare, con il supporto di un ricco apparato iconografico, i nuovi orientamenti artistici che cambiarono profondamente la cultura europea in nome di un’arte che, più che “raccontare”, intendeva “esprimere” emozioni, sentimenti, sensazioni. Gabriele collabora attivamente alla preparazione redazionale, partecipa alle mostre, interviene nella pubblicazione dell’Almanacco con una delle creazioni più celebri e ammirate: “Natura morta con San Giorgio”.

Allo scoppio della guerra mondiale Gabriele e Kandinsky si rifugiano in Svizzera da dove il pittore partirà per la Russia. Dopo un temporaneo ricongiungimento dei due, a Stoccolma,  ci sarà la rottura definitiva nel marzo del 1916. Soltanto la relazione col suo secondo compagno, il critico d’arte Johannes Eichner, iniziata nel 1928,  l’aiuterà ad uscire da un lungo periodo di crisi, a ridare senso alla propria vita svuotata dall’esilio e dall’abbandono,  a ritrovare l’equilibrio necessario per un’attività artistica regolare.

Non era bella Gabriele, o per lo meno, non di una bellezza prorompente, di quelle che colpiscono a prima vista. Kandinsky la definiva la sua “sorgente di vita”, la sua “messaggera divina”  la rappresentava, nel 1905, in un ritratto senza adulazione, in cui il fascino della femminilità è tutto  racchiuso nella trasparenza della camicetta e nell’evidenza della sciarpa azzurra legata con fiocco, mentre il volto rimane serio, le labbra senza sorriso. Diverso sarà il ritratto del 1910 dove Gabriele è colta di profilo, a mezza via tra Cezanne e Picasso, in un turbinio di paesaggio, forme, colori.

Il ritratto del 1905 è riportato nel catalogo che correda l’intelligente e raffinata mostra dedicata a quest’artista “Gabriele Münter . the search for Expression 1906-1917”, organizzata a Londra dal Courtald institute of Art Gallery, fino all’11 settembre di questo anno. Tra gli scritti introduttivi notevoli il saggio della già citata Annegret Hoberg , senior curator della collezione Blaue Reiter  della Städische Galerie im Lenbachhaus, a Monaco, e quello di Shulamith Behr.

La gran parte dei dipinti esposti proviene dalla Stätischee Galerie im Lenbachhaus di Monaco cui, nel 1957, in occasione del suo ottantesimo compleanno, Gabriele donò, oltre ai suoi quadri e all’intera produzione grafica, anche tutte le opere di Kandinsky in suo possesso. Riflettono, disposti in rigoroso ordine cronologico, l’evoluzione della sua arte. In un arco di tempo che va dal 1906 con Allee im Park von Saint Cloud (Passeggiata nel parco di Sain Cloud)  in cui il colore assume valenza atmosferica e impressionistica, fino a  Sinnende (riflessione) del 1917 che può considerarsi la “summa” del nuovo stile dell’artista e della tecnica sviluppata negli anni in cui visse a Stoccolma, dopo la separazione da kandinsky. Durante questo periodo l’artista, infatti, a contatto con gli artisti dell’avanguardia svedese come Isaac Grünewald e Sigrid Hjertén, modifica la sua precedente tecnica per ridurre e semplificare le forme, per porre nuova enfasi nell’uso della linea, per esprimere complessità ritmiche. Favorendo una gamma di colori ristretta e gradazioni di contrasto tonale più leggere stabilisce una gerarchia tra la presenza “oggettiva” quasi “scultorea” del viso e il senso di emozione soggettiva evocata dalla decorazione “turbinante” sullo sfondo della finestra. La modella è Gertrude Holz cui è dedicato anche un bellissimo ritratto dello stesso anno Bildnis Gertrude Holz.

Gertrude emerge dal quadro “in contemplazione”. Il viso e il collo sono dipinti con leggeri toni blu che continuano, accentuati, nello spazio intorno alla testa, quasi a creare un’aura meditativa per i suoi pensieri, in un perfetto bilanciamento tra astrazione e concretezza.

E poi ci sono i ritratti di Kandinsky, quello di Jawlensky Zuhören (Bildnis Jawlensky), del 1909, scelto per la copertina del catalogo. In quest ultimo la piega del corpo proteso verso destra (mentre ascolta Kandinsky che spiega le sue teorie artistiche) è ottenuto con un semplice colpo di colore rosa, comicamente appaiato con due sigari sul tavolo che sembrano anche essi essere in posa da ascolto. Qui le tecniche “sintetiche” di radicale semplificazione della forma e del colore sono impiegate per creare una potente caricatura. Forse, come suggerisce Barnaby Wright, curatore delle schede, la rappresentazione della lampada ad olio, composta da elementi astratti, che appare come traballante, potrebbe essere letta come un ironico commento all’orientamento di Kandinsky verso l’astrazione visiva e la trascendenza spirituale o forse, soltanto, un modo per esorcizzare i sentimenti di inadeguatezza intellettuale di Gabriele, espressi nella corrispondenza del tempo. E poi ci sono i paesaggi che riprendoni i monti, le strade, gli scorci più suggestivi di Murnau. Fra questi ecco lo straordinario Grabkreuze in Kochel (Croci funerarie in Kochel) : una composizione inusuale con una ambiguità di gradazioni, con la focalizzazione ravvicinata delle croci in primo piano rispetto alla neve, attraversata da strisce blu, che è contemporaneamente sudario per le tombe e tovaglia d’altare: un altare concepito in termini di paesaggio, dalla simbologia complessa in cui la statuetta senza testa della Vergine Maria, sul muro dietro la neve, sembra suggerire una volontà di distanziare la propria visione della devozione religiosa dall’ortodossia della Chiesa Cattolica.

Paesaggi, ritratti, nature morte: un percorso estremamente vario ma coerente nella volontà di conservare il carattere distintivo della propria arte, mantenendo il bilanciamento tra “figurativo” e “astratto”, nella scelta  di salvaguardare la propria indipendenza rispetto al grande maestro, di dare, in definitiva, visibilità al proprio talento. Quando Gabriele era ancora sua allieva nella scuola di Phalanx, Kandinsky scriverà :”Sei un allievo senza speranza, non ti si può insegnare nulla. Puoi fare solo ciò che è maturato in te. Tu hai tutto dalla natura. Quello che io posso fare per te, è proteggere il tuo talento e fare in modo che non si falsi”.

 Jolanda Leccese

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Un pensiero su “Gabriele Münter

  1. Grazie per lo scritto …sto cercando notizie sull’opera della Munter del ’17 Meditazione (o riflessione o donna pensierosa) e leggo qualche riga ad esso dedicata ..se gentilmente avesse altro gradirei infos più dettagliate o le fonti cui far riferimento
    Patrizia Sommella

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