Artiste al Mart

American Art 1850-1960

Il vero artista necessita di un amico, e un vero mecenate non ha nulla di migliore da dare al mondo se non la sua mano tesa in aiuto dei solitari, eccelsi spiriti”.

È questa la massima che ha guidato Duncan Phillips (1886-1966), erede della ricchissima dinastia dei proprietari della Laughlin Stell Company, nell’impegno che lo ha portato ad assemblare una collezione della migliore pittura americana che tutti potessero vedere ed apprezzare.

Una collezione che viene presentata al Mart di Rovereto, in una mostra, ideata da Gabriella Belli, direttrice del Museo, e curata da Susan Behrends Frank.

American Art 1850-1960, è questo il titolo della mostra che resterà aperta al pubblico sino al 12/9/2010; presenta protagonisti di spicco della storia dell’arte americana che hanno operato soprattutto nei primi cinquant’anni del secolo scorso.

Molti i nomi noti e meno noti, da Edward Hopper a John Kane, da Arthur Dove a Mark Rothko, all’italiano Joseph Stella, a Robert Motherwell. Sono stati scelti tra quelli che il collezionista, interessato piuttosto ai singoli artisti e non ai movimenti, riteneva importanti per il suo Museo, per celebrare l’arte americana e promuoverne la conoscenza. Nella visione di Phillips, infatti, il suo Museo, aperto al pubblico nel 1921, a Washington, doveva funzionare da stimolo per gli artisti americani, spingerli a confrontarsi con la tradizione egemone europea, favorirne le grandi potenzialità.

Sui settantatré artisti presenti, ridotta risulta la rappresentanza femminile, ma non per questo meno agguerrita.

C’è, innanzitutto, Georgia O’Keeffe (cognome irlandese ereditato dal nonno paterno) che è stata la prima donna artista a guadagnarsi, nel 1946, una mostra tutta per sé al MOMA di New York.

O’Keeffe è un’artista con la tecnica dal fascino irresistibile”, che “arde di una fiamma della durezza di una gemma. Può essere femminile e raffinata o formale e austera. Ciò rende ancora più straordinari i suoi momenti audaci di colore”. Così ne parla Duncan Phillips che l’aveva incontrata nel 1926, presso la galleria newyorkese del fotografo Alfred Stieglitz, impegnato, in quegli anni a promuovere, anche lui, l’arte americana “nata dal suolo autoctono”.

A quell’epoca Georgia, lasciata la fattoria dei genitori nel Wisconsin, dove era nata nel 1887, ha già compiuto i suoi studi a New York presso l’Art Students League ed ha consolidato la sua preparazione studiando con Arthur Wesley Dow, la cui opera diventa il suo punto di riferimento soprattutto nella semplificazione e nell’isolamento delle forme all’interno delle composizioni unite a colori forti.

Georgia è già sposata da due anni con il fotografo Stieglitz ed ha iniziato con lui un rapporto che durerà, anche se spesso burrascoso, fino al 1946, anno della morte di quest’ultimo.

Al suo fianco Georgia conoscerà pittori come Arthur Dove, John Marin, critici e fotografi come Paul Strand che costituiscono l’avanguardia della scena artistica del momento. Sono i “pittori della cerchia di Stieglitz che, influenzati dalle teorie di Kandinskj, condividono la volontà di astrarre e distillare l’essenza di un oggetto attraverso la semplificazione e la riduzione del dettaglio.

Oltre che moglie, Georgia sarà per Stiegliz la musa ispiratrice: la fotograferà per tutto il lungo periodo della loro vita in comune, dalla nudità giovanile fino alla chiusura in abiti scuri dai quali emergono, imperiosi, i lineamenti duri, lo sguardo forte.

Georgia è presente in mostra nella sezione “Natura e Astrazione”, insieme a M. Hartley, J. Marin, A. Dove, che, come lei, credevano che l’esperienza del mondo naturale fosse di ordine spirituale e che la “verità interiore” della natura potesse essere manifestata tramite i suoi “equivalenti” astratti, in cui il colore, la forma e la linea dovevano essere svincolati dalla rappresentazione.

Si comincia con un olio del 1922 che rappresenta un capannone a Lake George, sui monti Adirondack, trasformato da Georgia nel proprio studio “My Shanty, Lake George”. Qui gli artisti della cerchia di Stieglitz erano soliti riunirsi; qui Georgia trascorreva i mesi estivi, creando la maggior parte dei suoi quadri.

Ma le opere che calamitano l’attenzione, per le quali è celebre in tutto il mondo, sono le rappresentazioni floreali, quelle realizzate, per lo più, negli anni ’20.

Ecco le foglie riprese in inquadrature estremamente ravvicinate, all’interno di una limitata, se non inesistente, profondità di campo, che enfatizza i colori come elementi astratti. Ecco in “Large Dark Red Leaves on White” il viola acceso della soddisfazione che trascolora nell’azzurro livido della tristezza; o “Pattern of Leaves” in cui il marrone cupo dell’angoscia trapassa nel bianco della speranza.

Chi li ha già ammirati, qualche anno fa, all’IMMA di Dublino (questo l’acronimo con cui gli irlandesi definiscono l’Irish Museum of Modern Art di Dublino) ritrova, in tutta la sua evidenza, quel tratto distintivo dell’attività di Georgia, quella sensibilità tutta femminile per forme e toni, quella che alcuni critici hanno definito “leggerezza mistica”.

E, in successione, un cambiamento di registro: ecco i profili arrotondati dei muri di argilla della missione spagnola di Ranchos de Taos, nel New Mexico, immersa nella luce del sole, dipinta nel 1929 “Ranchos Church”. Nel New Mexico, comincerà, per Georgia, una seconda vita. Qui soggiornerà a più riprese per poi trasferirsi definitivamente ad Abiquiu, nel 1949, tre anni dopo la morte di Stiegliz. Affascinata dal drammatico paesaggio desertico, lo fisserà in molte sue tele al punto che la regione, da Espanola ad Abiquiu, è oggi chiamata “O’Keeffe Country”

Contemporaneamente, inizierà la stagione dei viaggi che la portano oltre i confini degli Stati Uniti, in Spagna, in Italia, in India, in Pakistan, in Giappone.

Negli anni ’70 le artiste femministe ne scoprono la forza e Mary Beth Edelson la celebra, conferendole il posto d’onore, nel suo poster che sostituisce a Gesù ed agli Apostoli una serie di artiste da Lee Krasner a Yoko Ono; si susseguono le retrospettive; fioccano le onorificenze e nel ’77 le sarà conferita la “Medal of Freedom”, la più alta onorificenza civile.

Ormai Georgia è diventata un’icona dell’arte americana.

Si spegne, nel 1986, a Santa Fe e le sue ceneri verranno sparse, per suo desiderio, nella terra del New Mexico da lei tanto amata.

Ancora un paesaggio nell’opera di Doris Lee, presente nella sezione “Memoria e Identità”.

Doris Lee (era questo il cognome del suo primo marito) può vantare un’educazione artistica di tutto rispetto. Nata nel 1905 ad Aledo (Illinois), è stata allieva di André Lothe a Parigi. Diventerà famosa durante la Depressione, periodo in cui i suoi dipinti acquistano molta popolarità per le loro qualità decorative. Quando Phillips acquista il suo quadro, nel 1939, l’artista vive a Woodsthoch-New York, nella celebre colonia di artisti, e svolge un’intensa attività di illustratrice e disegnatrice di tessuti.

Il suo “Illinois River Town”, è diverso, per tematiche e forme, dal paesaggio presentato da Georgia. A differenza di questa, che trasforma le forme architettoniche in masse astratte, Doris preferisce restare nel solco della tradizione ispirarsi, piuttosto, all’estetica decorativista dell’arte popolare nella rappresentazione di edifici e ponti, strizzando l’occhio a Bruegel nella resa delle figure umane.

Non manca la presenza femminile nelle sezioni dedicate alla fotografia: parliamo di due personalità del calibro di Berenice Abbott (1898-1991) e di Margaret Bourke-White (1904-1971).

Le loro opere, come quelle dei colleghi E.Weston, P. Strand, A, Siskind, presenti in mostra, hanno cambiato, irrevocabilmente, la storia della fotografia.

Nel 1926, quando ancora la fotografia non è certamente nel gotha delle arti, Berenice, che è nata nel 1898 a Springfield nell’Ohio, ha già tenuto la sua prima personale mostra di ritratti fotografici a Parigi, immortalando personaggi famosi, da J. Cocteau a Edna Vincent Millay. Ma è New York, la metropoli, ad attrarla con i quartieri che cambiano volto e gli enormi grattacieli che sostituiscono i vecchi, bassi edifici. “Canyon: Broadway” ; “New York at night”: è l’America in bianco e nero degli anni ’30 che cattura l’attenzione dello spettatore in immagini presentate con forti contrasti e drastiche angolazioni.

Impegnata politicamente, fonda, a New York, con Paul Strand, la “Photo League” con il proposito di fornire alla stampa socialista la documentazione di attività sindacali e proteste politiche e, nel corso della sua lunga carriera, continuerà ad ampliare la gamma dei soggetti fino ad includere immagini scientifiche.

Come Berenice anche Margaret, newyorkese del Bronx, può essere considerata una pioneristica esponente della fotografia documentarista del XX secolo. Anche lei, nella rappresentazione della moderna architettura urbana, sa trasferire le leggi della pittura astratta nel medium fotografico affidandosi a prospettive insolite e drammatiche, a contrasti di luce ed ombra, “Steps, Washinton, D.C.”.

Poco nota, forse, al grande pubblico, Margaret è celebre per le sue raffigurazioni dell’industria moderna, dei movimenti sociali e politici dagli anni Venti agli anni Cinquanta. Sono sue le immagini che documentano i momenti più duri della Depressione, o quelle che testimoniano la liberazione dei campi di concentramento da parte delle truppe del generale Patton, l’uscita di prigione del Mahatma Gandhi e gli effetti dello sfruttamento del lavoro in Sud Africa negli anni ’50.

Dopo la visita a questa mostra, ognuno può portar via le suggestioni che vuole; e sono tante.

Potrebbe ritrovare o conoscere per la prima volta, nomi di artiste che hanno contribuito a formare il tessuto creativo di un’epoca, riflettere, attraverso le immagini proposte, sulla presenza femminile nella storia dell’arte, una presenza che, non ci stanchiamo di ripetere, è ancora poco nota se non sconosciuta.

Jolanda Leccese

Pubblicato su Leggere Donna n. 148, Settembre-Ottobre 2010

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...