Eros: tra mito e imagine

Sembra che, in questi ultimi mesi, sia scoppiata una vera e propria eros-mania. Gli editori gareggiano nel proporre titoli e ristampe che promettono una grande varietà di argomentazioni sul tema dell’amore.

L’amore è un Dio. Il sesso e la polis”. Potrebbe diventare il best-seller dell’estate questo libro di Eva Cantarella che ha condotto molte ricerche sull’immagine della donna nell’antichità greca e romana e che ha discusso, con molti altri esperti di eros e seduzione nell’ambito del “Festival del Mondo Antico” che si è tenuto a Rimini nel giugno dell’anno scorso. Potremmo continuare con Ginette Paris, studiosa di psicologia e mitologia, che ci propone ne “La rinascita di Afrodite” una (femminile) coscienza della sessualità come gioia di vivere, lontana sia dal senso di colpa che dalla gratuita avventura. E l’elenco si allunga con “La logica dell’amore” di Ermanno Bencivenga, “Il senso dell’amore” di Margarete Susman, feconda allieva di Bergson e soprattutto di Simmel. Ci sembra anche interessante segnalare che sta per uscire da Einaidi il volume Passioni d’Oriente, Eros ed emozioni in India e Tibet. Un volume che indaga le posizioni della cultura indiana e del buddhismo rispetto all’eros e alle passioni.

Entità cosmica primordiale, il ruolo di Eros, quale principio animatore e ordinatore dell’universo, che presiede alla generazione degli dei e del mondo, emerge chiaramente già dalle più antiche teogonie. Esiodo, che lo definisce “fra tutti gli immortali il più bello”, lo nomina come una delle divinità protagoniste dell’origine del mondo, nato insieme alla Terra e uscito direttamente dal Caos primordiale.

La centralità della sua figura nella cultura e nella società greca emerge chiaramente nelle poesie e nelle arti figurative. “Scuote l’anima mia Eros, come vento sul monte che irrompe entro le querce”, così Saffo, la poetessa di Lesbo, raffigura la potenza del dio che domina la natura, gli uomini e persino gli immortali che non possono resistere ai suoi attacchi. Eros pienezza di vita in Alceo, Eros dal potere terrificante che porta alla disperazione e alla follia, in Anacreonte, e che, in Euripide, assume la doppia natura di chi conduce alla felicità ma può anche distruggerla. Eros tensione amorosa , destinata a colmare la separazione dell’essere androgino primordiale in creature di sesso femminile e maschile, ma anche Eros dalla “natura armonica e fluida” che “ci svuota d’ogni selvatichezza e ci colma di dimestichezza”. Così Platone lo presenta attraverso la voce di Aristofane, e successivamente di Agatone, che dialogano, nel Simposio, sulle questioni d’amore esponendo le loro opinioni dopo quelle di Fedro, Pausania ed Erissimaco. L’ultima parola spetterà a Socrate che lo esalta come una forza irresistibile, “un demone, interprete ed intermediario agli dei di ciò che viene dagli uomini; agli uomini di ciò che viene dagli dei”. Figlio di Povertà e di Espediente “è sempre bisognoso, scalzo e vagabondo”; ma è anche intrigante e seduttore, coraggioso e avventuriero, astuto e incantatore; “a volte muore e di nuovo risuscita, grazie alla natura del padre” Eros forza perpetuamente insoddisfatta ed inquieta, ansia e tenacia. Dissociando, però, l’energia erotica dalla contingenza terrena Socrate la convoglierà verso la bellezza delle creazioni dello spirito, le grandi conquiste della civiltà umana, nelle arti, nelle scienze e nella filosofia. Dal discorso platonico si dipartiranno molti percorsi religiosi ma il suo tratto peculiare è nel parlare di Eros come conoscenza, accesso ad un sapere, a quel supremo sapere che rende la vita degna di essere vissuta. Da Platone in poi, scrivere sull’amore, sarà importante quasi quanto scrivere sulla guerra, osserva Luciano Canfora, filologo di fama internazionale.

A contribuire nel creare interessi su questo tema così universale non mancano le mostre in Italia e all’estero. Ha da poco chiuso i battenti, a Londra, al Courtauld Institute of Art, la mostra “Il trionfo dell’Eros”, che ha indagato sul tema dell’arte e della seduzione nel XVIII sec. , in Francia. In Italia continuerà fino al 16 settembre una mostra dedicata al dio: Eros è il titolo di una esposizione agile ed articolata che attraversa il tempo, a partire dal V sec. a.C. per giungere al II d.C. Siamo al Colosseo, questo stupendo contenitore che ha già ospitato mostre che hanno riscosso successi internazionali da: Musa Pensosa a Iliade e, andando ancora indietro nel tempo, a “Il rito segreto. Misteri in Grecia e a Roma”.

Potremmo cominciare con “Eros arciere”, dei Musei Capitolini, una scultura in marmo, tra le migliori copie della statua scolpita da Lisippo che si trovava nel santuario di Tespie in Beozia. I visitatori potranno ammirare l’immagine di questo adolescente dalla struttura fisica sciolta e flessuosa, dal morbido incarnato, dalle chiome ricciute, dalle ampie ali, caratteristica, quest’ultima, il cui archetipo risale alla cosmologia orfica e che rimarrà, invariata, nei secoli. Ma l’interesse non finisce qui. Procedendo nella visita ecco che il giovane efebo si trasforma, diventando un bambino, sempre con le ali, nell’iconografia ellenistica e romana. “Eros addormentato”, una scultura del II sec. d.C., anche questa dai Musei Capitolini, è solo un bambino che dorme pacifico. Lo vedremo intento, insieme ad altri piccoli eroti, a lavori tipicamente umani: profumiere, agrimensore, calzolaio, falegname, come appare nelle scene offerte da un bellissimo affresco di Ercolano.

Statue, vasi della ceramica attica e apula (provenienti anche da Taranto e da Ruvo), affreschi di varia provenienza declinano Eros in tutta la sua bellezza e lo moltiplicano nelle scene e nei contesti più diversi. Insieme con la madre Afrodite perchè, nel rapporto d’amore, se Afrodite rappresenta ed evoca l’unione e il godimento sessuale, Eros è il desiderio e la tensione d’amore. Con i fratelli Pothos e Himeros, anch’essi personificazione del desiderio d’amore; nei simposi e nelle palestre, nei ginecei e all’interno del tiaso (corteo) dionisiaco. Le diverse sezioni invitano a riflettere sulla centralità del dio non solo nell’ambito della mitologia ma, soprattutto, all’interno di una società, quella greca, in cui le relazioni “erotiche” avevano una gran parte anche nella formazione etico-sociale dell’individuo

Kalòs”, bello: è l’iscrizione che appare in uno skyphos del nostro museo archeologico. Rappresenta due giovani atleti nel ginnasio: non più personaggi del mito ma personaggi reali nel contesto ben definito della palestra. Kalòs può essere una proposta d’amore o, comunque, testimonianza d’amore in una relazione omosessuale sentita dai Greci come fatto di costume e fenomeno ordinario, con regole di corteggiamento particolarmente elaborate a Sparta come ad Atene. Nulla è lasciato all’arbitrio, l’uomo greco deve “vivere, – scrive Eva Cantarella – le esperienze omosessuali nel momento giusto con le persone giuste e secondo le regole giuste”.

A partire, poi, dalla piena età classica, sembra svilupparsi una maggiore attenzione verso il rapporto eterosessuale. Ecco che l’immagine di Eros abbandona i corteggiamenti maschili e si diffonde sempre più nel mondo femminile significando non tanto l’espressione della passione quanto una sorta di glorificazione della condizione femminile legata al matrimonio. In una scena di matrimonio di un Piatto apulo a figure rosse appare glorificata esplicitamente l’unione “istituzionale” tra un uomo e una donna. Un uomo che resta in piedi, in posizione dominante, a sottolineare l’elemento attivo che deve governare la passività della donna: una donna seduta, abbigliata riccamente, mentre Eros inghirlanda le loro figure e simboleggia l’unione di una coppia, ovviamente asimmetrica. Ci vorranno millenni perché nella civiltà occidentale si affermi la coppia “tuttofare” simmetrica e paritaria (il processo ci sembra sia ancora agli inizi).

Ma l’amore non è solo “istituzionalizzato” , è anche puro soddisfacimento sessuale, come appare in una Scena di Simposio di un cratere campano a figure rosse allietata da danzatrici e suonatrici di flauto e da prostitute vere e proprie (pornai). Amore può essere anche tenerezza. A evocarla ecco due volti in uno skyphos del IV sec., sempre del Museo Di Taranto. Sono le sole immagini presenti sulla superficie del vaso; esprimono un sentimento d’amore così intimo e delicato da farceli sentire quasi vicini.

Poi, nel pantheon latino, Eros diventerà bambino. Sarà Amor, ancora il dio del desiderio d’amore nei poeti, nei quali rimane forte l’antica idea della sua potenza, ma, figurativamente, subirà una trasformazione, diventerà bambino, il putto, spesso con una valenza per lo più decorativa.

Giungerà Apuleio, nel II sec. d.C., con la sua favola di “Amore e Psiche”, che occupa il centro esatto delle “Metamorfosi”, quasi mise en abyme dell’intero romanzo; favola che, per la sua perfetta compiutezza, ha presto goduto di vita autonoma e che ha dato origine a numerose, diverse letture. E’ la favola di Eros/Amor che si innamora della fanciulla Psiche e la visita ogni notte a patto che non cerchi mai di vedere il suo volto; ma, poiché Psiche non mantiene la promessa, il dio si allontana da lei. La fanciulla innamorata, dopo varie peregrinazioni e prove, sarà resa immortale da Zeus e accolta nell’Olimpo come consorte del dio amato. L’ultima chiosa di Giove riporta il mondo degli dei alle leggi degli uomini: “Farò in modo che questo matrimonio sia legittimo e conforme al diritto civile” (VI, 23). Finisce il tragico antico della dismisura ed inizia un tempo nuovo di riti commisurati alle leggi. Dalla unione dei due nascerà Voluttà. Al furore insano e sublime delle passioni tragiche (Ercole e Deianira, Fedra e Ippolito) subentra la riposata fecondità di Voluptas. Si chiude la mostra con un gruppo in marmo di Amore e Psiche, due innamorati che, alla conclusione della favola, “vivono felici e contenti”.

Vasi e statue, nudi che rifulgono, in un contesto che difficilmente il museo generalista può offrire, infondono meraviglia e stupore ma raccontano, anche, al pubblico gli aspetti diversi, e a volte contrastanti, di una divinità che abita ancora tra noi. Può continuare ad abitare con noi, Eros, come condizione di ogni esperienza del mondo, nell’avventura di un incontro, nell’epifania del possibile, nell’ospitalità dell’estraneo, nel dono di una condivisione inattesa, estranea ad ogni logica di appropriazione e di possesso.

Jolanda Leccese

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...