L’odore della luce

Il mondo femminile nella pittura dell’800 e del primo ‘900

Palazzo Della Marra, Barletta 5 maggio-19 agosto 2012

Pubblicato su Leggere-Donna n° 156, 2012

                                                                                                                     

Può avere odore la luce? Solo la fervida intelligenza creatrice di un poeta, di un artista, può creare questa associazione visivo-olfattiva, questo scambio audace tra il senso più alto che possediamo, la vista, ed uno basso quale l’odorato.

“L’odore della luce” è questo il titolo della mostra, aperta fino al 19 agosto presso il Palazzo Della Marra di Barletta. Facendo eco ad un verso di P. Neruda “aspiro l’onda di luce”, Emanuela Angiuli, che ne è la curatrice, non ha esitato a servirsi di questa splendida sinestesia per questa Rassegna d’arte dedicata al mondo femminile nella pittura dell’800 e del primo ‘900.

Protagoniste indiscusse della mostra: la donna e la natura. Sono donne che non appaiono relegate negli ambienti interni delle abitazioni. La maggior parte di esse ha varcato il limite della soglia ed è “entrata nella natura”. Inserita in un’esistenza immessa nel paesaggio, o almeno ad esso contigua, è diventata protagonista di diversi momenti della vita quotidiana, pur sempre nel rispetto, avverte la curatrice, di un codice di comportamento attardato nel perimetro familiare dei luoghi all’aperto. Ecco la figura indagata in un contesto paesaggistico. Un binomio perfetto che consente all’artista di rappresentare i fatti della vita contemporanea senza rinunciare allo studio delle variazioni cromatiche e luminose presenti in natura.

La particolarità della Rassegna sta nella ricca stagione della cultura figurativa italiana tra ‘800 e ‘900, capace di dialogare con molte correnti pittoriche: dalla scuola di Posillipo ai macchiaioli toscani, con tecniche diverse fino ai linguaggi del divisionismo e del simbolismo.

Circa 85 sono le opere provenienti soprattutto dalla Galleria d’Arte moderna di Firenze; appartengono ad autori famosi, da Fattori a Palizzi a Lega, fino a De Nittis e Previati, ma anche a meno noti se pur di grande valore: Rossi, Chiesa, Irolli.

Quattro le sezioni presentate (Sentimenti, I lavori del giorno, Prati e giardini, Confidenze). Formano un grande palinsesto figurativo in cui, tra poetiche del vero e inquietudini novecentesche, scorrono scene di vita: dai momenti dell’infanzia e della giovinezza, a quelli dell’innamoramento, della maternità, della solitudine, della malattia. Scene fatte di quotidiana straordinarietà, consumate sul palcoscenico evocativo ed emozionale del mondo contadino come della borghesia di provincia.

Ecco le ridenti pastorelle di N. Cannicci, raccolte in momenti di serena distrazione, quelle di Michetti, impegnate nel pascolo e nella coltivazione della terra. Ecco, in un dipinto monumentale, le maestose donne di A. Tommasi, intente a dissodare il terreno con lo sforzo delle braccia e dei piedi, le vigorose e ridanciane contadine di Ferroni, ma anche la donna ritratta senza alcuna concessione al bello estetico, abbrutita sotto i colpi del duro lavoro in “Le bestie da soma” di T. Patini, una sorta di manifesto di denuncia sociale delle terribili condizioni di vita dei lavoratori rurali abruzzesi.

Di segno totalmente opposto le opere degli anni ’80 e, ancor più, del decennio successivo. Qui il palcoscenico della pittura che si apre agli occhi de visitatore è popolato di signore e signorine in giardino -Irolli, Boldini, De Nittis- di pittrici davanti al cavalletto, di madri con i propri figli, di creature sognanti o assorte nella lettura nella luce odorosa delle giornate all’aperto.

Cambiano le tecniche di lavoro. Le immagini si sciolgono in una pittura fluida e vibrante che avvolge le figure di G. Previati (Mammina, Lucilla), rappresentate attraverso le ardite sperimentazioni della tecnica divisionista.

In una trasposizione simbolica che concede ampio spazio al sogno ed alla declinazione sentimentale diventano le donne “fiori di luce”, assimilate alle rose, ne Il mattino delle rose di G.Giani, ai candidi boccioli di bianche ninfee in Fiori di loto di A. Bocchi,

Una rassegna che, tra gli altri suoi pregi, ha quello di muoversi sul doppio registro dell’arte e della letteratura, di cogliere, nelle opere esposte, echi della narrativa e della poesia di scrittori coevi: da Fucini a Verga, da D’Annunzio a Gozzano a Pascoli a Campana.

Un discorso interdisciplinare nato verso la fine dell’800 negli anni dell’idealismo, in un clima favorevole al sincretismo delle arti. Un discorso di cui non può sfuggire la valenza didattica e che, nelle scuole, dovrebbe assumere l’importanza che merita.

 

 

Jolanda Leccese

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