LA BIBLIOTECA INFINITA

I luoghi del sapere nel mondo antico

 (Roma, Colosseo, 14 marzo-5 ottobre 2014)

Pubblicato su Leggendaria n.106 Luglio2014

 

Immaginate che i monumentali ambulacri del Colosseo si rivestano di armeria, le antiche scaffalature delle biblioteche, e che vengano rappresentati visivamente gli spazi dedicati a queste strutture nell’antichità.

Ecco, tutto questo è stato realizzato in un inedito allestimento scenografico che è possibile ammirare negli spazi, appunto, del Colosseo, in occasione di una mostra dedicata a “La biblioteca infinita-I luoghi del sapere nel mondo antico”.

Visitabile fino al 5 ottobre 2014, è una mostra che si pone sulla scia della rivisitazione della civiltà romana avviata con la mostra “Roma Caput Mundi” del 2012, finalizzata ad evidenziare come “un popolo di conquistatori, adusi a consuetudini cruente abbia investito massicciamente nella cultura e nella formazione delle classi dirigenti, abbia unificato culturalmente la maggior parte dei territori dell’Impero e abbia istituito, per primo, l’insegnamento pubblico a spese dello Stato” (lo affermano nell’introduzione al Catalogo, Mariarosa Barbera, soprintendente ai Beni Archeologici di Roma, e Claudio Parisi, sovrintendente capitolino ai Beni Culturali).

Certo, la scelta di allestire una mostra su un tema astratto come la cultura, che ha lasciato scarse tracce tangibili in ambito archeologico, è senz’altro coraggiosa; ma i curatori -Rossella Rea e Roberto Meneghini- sono riusciti a creare un percorso interessante per ogni tipo di visitatore.

Mentre una voce fuoricampo recita i versi tratti dal Libro II dell’Eneide “quantum mutatus ab illo…”, è possibile ammirare statue, affreschi, rilievi, individuare i diversi strumenti e supporti di scrittura, soffermarsi, in particolare su una singolare raffigurazione di rotoli scritti e tavolette dipinte provenienti dal teatro di Nemi (presentati in mostra per la prima volta). Indispensabili le numerose e puntuali didascalie per comprendere l’organizzazione e la fruizione delle biblioteche pubbliche e private (la prima biblioteca pubblica fu creata da Asinio Pollione nel 39 a.C.), le differenze tra le biblioteche del mondo greco e quello romano, la funzione delle biblioteche nelle province romane (Efeso, Alessandria, Pergamo), nonché quella relativa alle biblioteche presenti negli impianti termali in età imperiale.

Se le biblioteche ellenistiche erano luoghi chiusi riservati al lavoro di pochi eruditi, quelle romane erano veri e propri centri culturali; spazi aperti a tutti, letterati e grande pubblico, dotati di gallerie e di sale conferenze per le letture pubbliche. Spazi molto animati in cui il silenzio non costituiva certo la regola, spazi in cui apparivano in bella mostra busti o ritratti di autori che servivano non solo per la decorazione ma anche per individuare le opere degli scrittori. E non mancavano, nelle terme imperiali, biblioteche che offrivano raccolte di letteratura “leggera”, d’evasione, come accadeva in quella di Timgad, in Algeria, dove è stato scoperto sul pavimento il gioco della campana.

Tra le varie sezioni in cui è divisa la mostra, spiccano quelle dedicate agli Auditoria e al Templum Pacis, che sono il risultato di due importanti scavi archeologici, collegati, il primo alla scoperta degli Auditoria di Adriano, in piazza Madonna di Loreto nel 2008, il secondo agli scavi, tuttora in corso, nel Templum Pacis, lungo la via dei Fori Imperiali.

L’Auditorium, il luogo dell’ascolto della lettura delle opere letterarie, luogo della divulgazione della cultura ma anche dell’insegnamento (Quintiliano vi insegnò per vent’anni avendo ricevuto la cattedra pubblica da Vespasiano). Con l’edificio Adrianeo recentemente scoperto a Roma, l’Auditorium raggiunge, nel primo quarto del II secolo d.C., la sua configurazione monumentale in esito ad un lungo periodo di sviluppo, ben documentato dalle fonti letterarie, tra cui le lettere di Plinio il Giovane (96-109/111 a.C.).

Chiude la mostra la sezione dedicata al Templum Pacis; una sezione che permette di cogliere informazioni su un complesso connotato, già dall’età Flavia, dalla presenza di una famosa biblioteca, la Bibliotheca Pacis, e di una ricca raccolta di opere d’arte intorno a cui ruotava una vasta comunità di intellettuali.

La posizione eccezionale che le biblioteche pubbliche occupavano nel mondo romano non corrisponde, certo, alla situazione attuale in cui si trovano le nostre biblioteche. Se è vero che, come denunciano l’Associazione Amici della B.U.P. e l’Associazione Lettori della B.N.C.F., gli archivi e le biblioteche statali italiane rischiano la chiusura nel giro di pochi anni per mancanza di risorse e di personale (l’ultimo concorso è stato bandito nel 1978).

Questa mostra potrebbe servire a ricordare che la politica suicida della nostra classe dirigente di questi ultimi anni sta scientificamente distruggendo un patrimonio inestimabile di libri e documenti che serve alla conoscenza, alla ricerca, alla civiltà.

                                                                                                                 Jolanda Leccese