Maria Lai al MUSMA di Matera

L’arte ci prende per mano – Opere dal 1942 al 2011

“Il mio sogno è di far misurare le mie opere per cinquanta anni. L’arte non la si può leggere subito, deve sedimentare. Non voglio popolarità, non cerco il successo, voglio continuare a giocare senza il disturbo della notorietà”.

A presentare queste affermazioni è Maria Lai, l’artista nata a Ulassai nel 1919, un paese del nuorese ricco di tradizioni creative dove, come soleva dire Maria “le donne a casa lavorano con i telai e creano pani per le feste che sembrano sculture”.

L’occasione di parlare di questa artista ci viene offerta da una mostra organizzata al MUSMA di Matera che resterà aperta fino al 26 giugno 2014.

Ambientata nella suggestiva cornice di Palazzo Pomarici, che sorge in uno dei più caratteristici luoghi scolpiti nei Sassi di Matera, la mostra si sviluppa negli spazi ipogei del piano inferiore del palazzo. Spazi ricchi di atmosfera, sede ideale per accogliere circa cento opere dell’artista, che vanno dal 1942 al 2011, tra disegni, collage, telai, libri di stoffa cuciti e libri in terracotta, sculture.

Iscritta all’Accademia di Belle Arti a Roma, amica di Marino Mazzacurati e allieva di Arturo Martini a Venezia, Maria Lai si è fatta apprezzare per le sue creazioni particolari di stoffa e di pietra, per i ricami che tracciano righe sui libri, le statue di pane, i telai delle janas, le fate nate per magia da uno sciame di api che hanno insegnato alle donne sarde a filare e a tessere.

Offerte agli occhi dei visitatori sono creazioni che ricordano tradizioni antiche della Sardegna, raccontano lavori artigianali del piccolo mondo dell’isola, legati al mondo femminile. La panificazione, la tessitura, il cucito, tecniche artigianali appunto, provenienti dal passato, vengono proiettate nell’attualità e riportate alla luce con tecniche tutte moderne: assemblaggi di materie povere, legni sovrapposti e rafie, spaghi sgomitolati o tesi.

Ad attrarre l’attenzione sono, in particolare, i libri di stoffa le cui pagine non si aprono mai del tutto. Qui le parole sono fili che cadono come grovigli di pensieri mai dipanati o fili che da esse si dipartono forse a rammentare l’ansia di infinito dell’uomo.

Maria Lai ha riproposto anche fiabe e leggende della sua terra. Le ha raccontate attraverso l’ibridazione tra parole e immagini, arricchendole di metafore e nuovi significati grazie alla fantasia e alla sensibilità sue proprie.

Ecco Cuore mio, un’opera del 2002 (tempera e terracotta), che si ispira ad un racconto di Salvatore Cambosu, professore di italiano e latino della scuola frequentata da Maria a Cagliari. È la storia di Maria Pietra che, impastando la farina con le sue lacrime e formando tanti bambini di pane, riporta suo figlio alla vita scegliendo, però, di diventare pietra per strapparlo alla morte.

Cuore mio diventa così metafora della riflessione sull’arte, l’arte che nasce sempre nel segno del buio, del caos, delle inquietudini, suggerite dallo spazio nero che occupa la parte sinistra dell’opera, ma che assume, però, valore di presupposto vitale nell’immagine del pane che lievita, in basso a destra.

Un’arte in cui, nella simbiosi tra arte e pietra, riecheggia la lezione di Martini che così scriveva, nel 1945, in Scultura lingua morta “le pietre hanno la forma più bella e rasserenante, contengono storie immemorabili, sono cariche di sortilegi. Lo scultore dovrebbe farle respirare come pane che lievita”.

Maria Lai è morta l’anno scorso a Cardedu, nella casa di famiglia, una manciata di chilometri da Ulassai. Qui, nei primi anni Ottanta, aveva realizzato un impegnativo progetto di azione sul territorio, che aveva visto il coinvolgimento diretto della comunità intera dei cittadini, una sorta di performance collettiva immortalata nelle fotografie di Gianni Berengo,

E, successivamente, nel 2006, in una piccola stazione ferroviaria dell’800, riciclata in contenitore d’arte, aveva creato la Fondazione Stazione dell’Arte che non solo ospita numerose opere da lei donate ma anche esposizioni semestrali di scultura, pittura, poesia.

I sogni di Maria Lai qui hanno trovato una casa. Grazie a lei, Ulassai, paese di 1600 abitanti, arroccato sui monti dell’Ogliastra, è diventato un luogo speciale; paese-museo per un verso, nucleo fondante per un altro, del mondo artistico di questa “eterna bambina”, di questa donna che è stata figura importante nel panorama della creatività contemporanea.

Jolanda Leccese

Cuore Mio (2002 - tempera e terracotta)
Cuore Mio (2002 – tempera e terracotta)
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