Lady Hamilton: Eros e Attitude

Culto della bellezza e antichità classica nell’epoca di Goethe

Roma, Casa di Goethe, 25 settembre 2015-17 gennaio 2016

pubblicato su LEGGERE DONNA del I trimestre 2016

La casa di Goethe a Roma: questo edificio così ricco di storia che conserva le tracce di un passato legato alla vita di Goethe negli anni in cui visse a Roma, è la sede di una mostra dedicata ad un personaggio singolare, a Lady Hamilton, la moglie bella e famosa di Sir William Hamilton, ambasciatore della monarchia inglese presso la corte borbonica a Napoli, studioso di antichità, collezionista raffinato di vasi antichi. Una storia complessa e sfaccettata quella di mylady, nata Amy Lyon (1765) ma conosciuta con il nome di Emma Hart.

Una storia di continui mutamenti biografici. Dalle umili origini (era figlia di un maniscalco), dagli anni movimentati di un passato equivoco come amante o modella di diversi uomini, agli splendori dei salotti nella Napoli cosmopolita e spumeggiante di Ferdinando IV, dalla condizione di analfabeta all’acquisizione di una educazione raffinata.

Amante e successivamente moglie, nel 1791, di lord Hamilton che trova in lei come risorto quel tipo di bellezza ammirata nelle raffigurazioni antiche, Emma diventa l’indiscussa padrona di casa di Palazzo Sessa, dove risiede l’ambasciatore. Qui ha come suoi interlocutori maestri di canto, di danza, insegnanti di lingua francese; alla sua formazione filosofica e morale provvede Giuseppe Capecelatro, l’arcivescovo di Taranto, legato alla casa da stretti vincoli di amicizia. Ma il Palazzo è anche il luogo obbligato per i viaggiatori europei impegnati nel grand tour; il luogo dove si svolgono magnifici ricevimenti e serate per l’alta società. Qui artisti, uomini di potere, letterati, restano affascinati dalla sua bellezza, dal suo carattere, dalla sua disinvoltura.

Negli anni successivi al matrimonio, l’ascesa di Emma sembra inarrestabile: confidente di Maria Carolina dal 1794, dal 1798 amante di Lord Nelson, l’eroe della battaglia navale di Abukir. Un’ascesa che sembra toccare il culmine quando, rappresentata come dea della vittoria, in una grande festa voluta da Ferdinando, celebrerà un trionfo personale per il suo triste ruolo avuto al fianco di Nelson e di Hamilton, “il trio infernale”, nella repressione a Napoli, della rivoluzione giacobina del 1799 (una vicenda ancora oggi avvolta da molti punti oscuri e questioni irrisolte).

Altrettanto rapido sarà il suo declino. Alla morte di Nelson comincerà per lei una lenta decadenza. Abbandonata dalla “buona società” conoscerà i disagi della miseria e quella della prigione per debiti e morirà in solitudine a Calais (1815), dove si era rifugiata per salvarsi dai creditori.

Eppure Emma è stata l’ammirata creatrice di una forma di spettacolo -le cosiddette attitudes– che la rese famosa in tutta l’Europa. Erano le attitudes rappresentazioni di dipinti, ripresi generalmente da pitture vascolari, o da statue antiche, ma anche da figure della tradizione letteraria, in forma di tableaux-vivants. Vere e proprie performance plastico-mimiche, spesso accompagnate da inserti canori, formavano un percorso drammatico con l’obiettivo preciso di muovere i sentimenti dei presenti attraverso la raffigurazione di stati d’animo o di determinate peculiarità del personaggio.

Indossando una tunica di mussola sottilissima, come le danzatrici pompeiane, Emma si esibiva senza pedana rimanendo allo stesso livello del pubblico con un’esaltata gestualità teatrale ed una mimica caricata. Grazie all’abbigliamento, che per il suo carattere neutro, si prestava a dare forma adeguata a motivi classici ma anche a figure di epoche e culture diverse, sapeva trasformarsi nel giro di pochi attimi e con perfetta disinvoltura ora in una Diana cacciatrice ora in Cassandra ed Andromaca, ora nella Madonna di Reni o nella Maddalena.

Le sue esibizioni trovano ben preso diffusione grazie ai disegni del pittore Rehberg trasposti nelle incisioni su rame prodotte da Tommaso Piroli (1794), negli acquerelli di grande formato del pittore Melchior Kraus, utilizzati, in seguito, come decorazione per tappezzerie.

Il Journal dex luxus und der moden di Weimar esalta la grazia e la semplicità dell’abbigliamento promuovendola a modello di buon gusto “a la greque”, nella moda femminile.

I suoi ammiratori sono ben presto una folla, tutti catturati dalla sua capacità di plasmare un personaggio al tempo stesso unico ma mutevolissimo, usando con disinvoltura le capacità espressive del proprio corpo. Da Angelica Kaufmann a Elisabeth Vigée-Lebrun, i pittori gareggiano nel ritrarla come modella. Si compie così il riscatto della popolana nei riguardi di una società orgogliosamente elitaria.

Sembra incredibile ma non esistono ritratti di Emma in ambito privato!

“Ella scompariva -come afferma Maria Gazzetti- completamente dietro la figura artistica in cui si era trasformata”.  Il suo volto è quello di Talia o quello della Sibilla Cumana o della Baccante o di Arianna. Forse l’unico ritratto di lei si ritrova in un disegno di Tischbein che la ritrae in atteggiamento serio e con lo sguardo abbassato. Tischbein è stato, forse, il più grande estimatore delle capacità di Emma nell’esprimere emozioni e pensieri ma anche l’adorante ammiratore della sua bellezza “una bellezza che si vede di rado, l’unica che io abbia mai visto nella mia vita”.

Ambientata nelle stanze di casa Goethe, che insieme a Tischbein qui soggiornò durante il suo viaggio in Italia, la mostra vuole evidenziare le “reazioni che l’attività di Emma provocò in questi eccellenti inquilini”, ma anche ricostruire, attraverso una ricerca documentata e precisa, il periodo storico in cui Emma visse (con particolare riferimento ai viaggiatori del grand tour), le caratteristiche dell’attività artistica che la vide protagonista, gli echi ed i riflessi letterari ed artistici che essa procurò nel tempo.

Catturano immediatamente l’attenzione le immagini di danzatrici che si librano, su sfondo nero, avvolte nei panneggi delle loro vesti come liberate da ogni pesantezza terrena; pubblicate per la prima volta nelle Pitture artistiche di Ercolano (1757), con la collaborazione degli incisori Filippo Morghen e Tommaso Piroli, furono i modelli per “le danze dei veli” di Emma.

Sono documenti visivi opportunamente collegati con le testimonianze scritte che informano sulle caratteristiche della “messa in scena”, in particolare con il resoconto dettagliato e preciso di Goethe che fu testimone degli spettacoli di Emma durante il suo viaggio in Italia.

Fra le tante interessanti scoperte, quelle relative alla presenza di una villa che Francesco, principe di Dessau, fece costruire (1791-1794) sul lago di Wörlitz su modello della dimora di Hamilton a Posillipo, da lui denominata Villa Emma. All’interno le figure delle danzatrici degli affreschi di Ercolano si richiamano all’attività della bella Emma (dopo quella di Roma, la mostra si trasferirà a Wörlitz).

La memoria di Emma non si è spenta, anzi…

A presentare gli esiti che il suo ricordo ha avuto nella storia, ecco l’ultima sezione: dalle trasposizioni cinematografiche, al romanzo, alle biografie in forma satirica, ai drammi, all’operetta, la “fortuna” del personaggio, nel bene e nel male, è continuata nel tempo.

Tra i tanti motivi interessanti per visitare la mostra, due ci sembrano i più importanti: la scoperta per molti di un personaggio non certo convenzionale, ma soprattutto il confronto con una forma d’arte per sua natura effimera come quella delle attitudes, un’arte indipendente da qualsiasi storicità e che forse, proprio per questo, può destare interesse, perché consegnata per sempre ad un passato che pur affascina.

Jolanda Leccese

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