Matilda di Canossa (1046-1115)

La donna che mutò il corso della storia

Firenze, Casa Buonarroti

14 giugno-10 ottobre 201

pubblicato su LEGGERE DONNA n° 173 del 2016

 

Matilda di Canossa: il suo nome è legato alla storica “umiliazione di Canossa” (1077) che vide l’imperatore Enrico IV restare in lunga attesa, inginocchiato nella neve davanti alla residenza della “Grancontessa”, sotto la rocca di Canossa, nell’Appennino reggiano,  per implorare il perdono di Papa Gregorio VII, suo alleato.

Ma nei libri di storia, di lei non c’è più che un accenno di qualche riga. Il suo nome si è come perduto nelle nebbie della memoria soprattutto perché “se donna” un essere umano non è facilmente ricordato anche se ha compiuto grandi azioni.

Era figlia di Bonifacio, della dinastia di Atto, signore feudale dell’Italia a nord di Roma per conto degli Ottoni di Sassonia. Due matrimoni falliti, con Goffredo il Gobbo il primo, il secondo con Guelfo V, un diciassettenne figlio del Duca di Baviera; l’esilio forzato in Germania per volere di Enrico III e soprattutto le lotte per sostenere il papa contro l’imperatore Enrico IV nelle quali dimostrò coraggio e fermezza. Ecco questa fu la vita di Matilda, uno dei personaggi più affascinanti del Medioevo che ha continuato per nove secoli a rappresentare una figura di riferimento per uomini e donne che l’hanno ammirata o disprezzata.

“Donna spregevole”, “amante di Gregorio VII” per i protestanti che la vedevano responsabile dell’umiliazione di Enrico IV, riconosciuta, dopo il Concilio di Trento, come uno dei maggiori sostenitori del papato, tornò di grande attualità nel periodo del Risorgimento italiano, come esempio dell’accordo tra potere religioso e potere politico per il neoguelfo Antonio Bresciani. E’ stata, in seguito, “La grande italienne Mathilde de Toscane” per lo storico Amédée Renée, un’eroina nella lotta di italiani e francesi contro i tedeschi al tempo di Napoleone III; a lei Giovanni Spadolini dedicò le prime pagine del suo libro “Firenze mille anni”, sottolineando come, durante il suo governo, si assistè alla prima partecipazione dei cives ai pubblici poteri.

Agli inizi del ventesimo secolo saranno scrittrici e narratrici anglofone a vedere in lei un modello di vita, un’esaltazione del ruolo femminile: dalla scrittrice di romanzi storici Helen C. White alla poetessa Julia Cooley Altrocchi per giungere a Selma Sevenhuijsen che ha presentato un’interpretazione esoterica del personaggio.

Contessa di un vasto territorio che si estendeva dal Tirreno all’Adriatico, da Mantova fino a Traquinia, Matilda ha giocato un ruolo importante nell’epocale scontro tra papato e impero come aperta sostenitrice del papa Gregorio VII nella lotta per le investiture, nell’opposizione cioè al diritto del sovrano germanico di decidere la nomina e l’investitura dei vescovi, che costituisce una pietra miliare nella storia del popolo italiano.

L’occasione di parlare di questo eccezionale personaggio ci viene offerta da una mostra presentata a Firenze nelle sale di Casa Buonarroti. Una scelta non certo affidata al caso. Perché Firenze è stata una città molto cara a Matilda che vi abitò per lungo tempo facendo anche costruire nel 1078 “la cerchia antica” di dantesca memoria; e perché Michelangelo Buonarroti si vantava di discendere dai conti di Canossa, una discendenza sena dubbio leggendaria cui, tuttavia, l’artista amò prestar fede.

E’ una docente americana, la studiosa Michéle Spike che ne ha curato il progetto presentato, lo scorso anno, con grande successo di pubblico, in Virginia nelle sale del Muscarelle Museum of Art.

Docente di Diritto alla William & Mary School della Virginia, ha studiato a fondo il personaggio ed ha scritto avvincenti pagine sulla sua figura nella recente biografia pubblicata e tradotta in Italia nel 2007.

Straordinarie sono state le scelte e le azioni di Matilda nel corso della sua vita; la mostra ne ripercorre le tappe più importanti attraverso codici miniati, documenti coevi alla sua epoca, spettacolari fotografie di paesaggio.

Eccola fregiata degli attributi tipici del suo rango: indossa una corona conica di oro e la sua figura snella è avvolta da una veste blu e da un sontuoso manto rosso, adorno di gemme. Ai lati le stanno l’abate Donizone, suo biografo, e un capitano con la spada e lo sguardo vigile. Così, fiera della propria cultura, come delle proprie battaglie, si presenta Matilda nel frontespizio della “Vita Mathildis” un manoscritto originale, composto da Donizone.

Sapeva leggere e scrivere in latino e parlava tedesco, francese e italiano nella versione medievale; la sua corte, oltre ad essere un’officina di artigiani scribi e miniatori, offriva rifugio a vescovi esiliati nonché accoglienza a teologi e giuristi.

Significativo fu il suo mecenatismo nei confronti di giuristi, come Wernerius, formati nella logica del diritto romano giustinianeo che riconosceva alle figlie femmine diritti di proprietà uguali a quelli dei maschi. Una sfida alle limitazioni imposte dal codice salico alla successione ereditaria delle donne ma anche un’ulteriore arma da usare nella guerra di propaganda contro l’imperatore.

Una guerra che Matilda condusse non solo in battaglie ancora contro Enrico IV (a Sorbara nel 1084 e sotto la Rocca di Canossa nel 1092) ma anche sottraendo fonti di reddito al sovrano col trasferire, alle città fedeli al papa (Firenze, Pisa, Mantova), il godimento delle tasse feudali sull’uso di strade, fiumi e pascoli.

Combattere Enrico IV significò soprattutto porre la Roma papale al centro della società, creando infrastrutture che potessero insediare la riforma gregoriana con una rete integrata su tutte le terre canossiane (una leggenda le attribuisce la costruzione di 100 chiese che, per il clero gregoriano, costituirono una rete per comunicare sia tra loro sia con la Roma papale).

Continua ad essere suggestiva, anche se accettata solo in parte dalla critica, l’ipotesi che la Matelda della Divina Commedia (Canto XXXIII del Purgatorio) sia proprio la Contessa, cioè un personaggio realmente esistito come le altre guide del poeta, da Virgilio a Beatrice. Una preziosa copia trecentesca del poema dantesco, presente in mostra, si riferisce appunto a questa identificazione.

Nella basilica di San Pietro, sul secondo pilastro della navata destra, una maestosa tomba, opera del Bernini, conserva le sue spoglie. Fu papa Urbano VIII Barberini che decise di rendere omaggio al ruolo fondamentale di Matilda nella storia della Chiesa: è rappresentata in piedi, accanto al pontefice, al di sopra del sovrano inginocchiato.

Matilda è la prima donna, oltre che il primo personaggio né papa né santo ad essere sepolta in San Pietro.

 

Jolanda Leccese

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