Éternelle Idole

Elizabeth Peyton/Camille Claudel

Roma, Villa Medici

dal 13 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018

pubblicato su Leggendaria n° 127

 

Sulla facciata di Villa Medici, che è sede dell’Accademia di Francia a Roma, si snoda, nella parte alta, un grande collage di immagini accostate come fotogrammi.

Al centro un ritratto di David Bowie affiancato, a sinistra dalla foto di un’opera perduta di Camille Claudel (Les Amants), a destra una scultura che rappresenta la maschera di Camille con i capelli corti realizzata da Auguste Rodin (1840-1917).

Un accostamento di immagini a dir poco singolare creato dall’artista americana Elisabeth Peyton. Funziona come dichiarazione di intenti e di contenuti per presentare una mostra da lei progettata che comprende un’interessante selezione delle sue opere (dipinti, monotipi, litografie), accanto alle sculture di Camille Claudel, scultrice di grande valore che fu anche allieva, musa, amante dello scultore Rodin.

È Rodin il terzo convitato. Evocato già nel titolo della mostra che si riferisce ad una sua famosa opera, Eternelle Idole appunto, lo scultore non poteva non essere rappresentato insieme alla sua amie féroce, quella con cui condivise dieci anni della sua vita vissuti con profonda passione artistica e sentimentale.

Chi è abituato a visitare mostre monotematiche non troverà in questa una rigida classificazione cronologica o contenutistica; potrà, piuttosto, confrontarsi con una complessa rete di relazioni psicologiche ed emozionali che essa è in grado di suscitare.

Sono relazioni non necessariamente soggette ai limiti temporali, che possono anche determinarsi tra persone lontane nello spazio e nel tempo, tra due artiste diverse per stile, voce, generazione. Si incrociano nella mostra, nella sincronia dei tempi, tra l’allieva Camille e il maestro Rodin, dimostrando a volte esplicite affinità nei lavori di rilevante contenuto erotico.

Alla forza del desiderio che si sprigiona in Eternel Printemps di Rodin, ispirato dalla musa al maestro, corrisponde il languido abbandono dei corpi nei lavori di Camille che si rifanno al Kāma Sūtra (Studio per Sakountala, terracotta del 1888, riproposto successivamente in Abandon, presente in mostra l’edizione in bronzo del 1905).

E ancora al viso affascinante di Camille rappresentato in diversi aspetti (Camille au cheveux courts, Camille au bonnet), fa da contrappunto il ritratto di Rodin eseguito da Camille, acutamente individuato nella sua fisionomia.

“Un ritratto – scrive la curatrice Chiara Parisi – può essere un atto d’amore, sublimato, ma non meno intenso, un segno di stima che si instaura tra chi ritrae e chi è ritratto”.

“In un certo senso – le fa eco la Peyton – si può essere molto più in intimità con persone che non si conoscono”. E’ un’intimità già dichiarata nella prima sala con un ritratto di Claudel al lavoro al n° 117 di Rue Notre Dame Des Champs a Parigi, eseguito dalla Peyton (Camille Claudel sculpting): un piccolo olio su tavola che riproduce fedelmente una foto dell’epoca scattata nel 1887 da William Elborne. Ulteriormente suggerita nella seconda sala da una sorta di dialogo muto tra il ritratto di Elisabeth e la testa di Camille “con i capelli corti” (posta di fronte dalla parte opposta), si evidenzia soprattutto nell’ultima sala. Diventa uno stato d’animo nella personale rielaborazione del ritratto di Camille (Flower and Camille Claudel) che appare come intravisto in lontananza; si estenua nella nostalgia di un bianco monocromo, appena ravvivato dalla macchia di colore di un fiore in primo piano; ritorna più volte nella rivisitazione del tema di Abandon (Kiss, Flowers and books): pennellate essenziali, su uno sfondo vagamente distinguibile, per esaltare, pur nella diversità dei codici espressivi, quel profondo sentimento di tenerezza che si avverte nell’abbraccio degli amanti.

La mostra si chiude con un suggestivo monocromo tutto giocato nei toni dell’azzurro. È l’immagine di una donna con una espressione al limite tra la lotta e l’erotica sensualità. Belle Belle Belle. Nel titolo c’è l’eco dei versi di Baudelaire che Rodin volle fossero apposti sul basamento della scultura Je suis belle, a Claudel dedicata. E’ l’omaggio di Rodin alla donna amata; è anche l’omaggio di un’artista vivente alla memoria di Claudel, a questa “sfinge incompresa” cui non toccò nemmeno l’omaggio di una lapide.

 

 

Jolanda Leccese

 

 

 

 

Elisabeth Peyton

Classe 1965 – Dambury (CT).

Famosa per le sue reinterpretazioni di personaggi famosi ricavati da disegni e fotografie e rielaborati con grande sensibilità; di personaggi desunti dalla storia, Napoleone, Ludwig II, e di scene tratte da opere di autori come Proust, Shakespeare. Poco noto in Italia – ricordiamo una mostra al Castello di Rivoli (TO) nel 1999 – è stata rappresentata in numerose mostre e fa parte di prestigiose collezioni pubbliche. Tra le mostre da ricordare, quella presso Hara Museum of Contemporary Art (Tokyo) Elizabeth Peyton: Still life (21 gennaio – 7 maggio 2017).

 

 

 

Camille Claudel

Nasce a Villeneuve-sur-Fére l’8 dicembre 1864, prima di tre figli, sorella dello scrittore e poeta Paul Claudel. A 18 anni affida la sua istruzione artistica allo scultore Alfred Boucher che, in seguito, lascia ad Auguste Rodin l’incarico di seguirla. Tra i due inizia un intenso sodalizio durato dieci anni. Claudel posa per Rodin, lo aiuta a modellare le grandi opere tra cui Le Portes de l’Enfer. Successivamente espone con uno stile personalissimo composizioni audaci. Smette di esporre nel 1905. Il 10 marzo 1913 viene internata presso l’ospedale psichiatrico di Montdevergues. Muore nel 1943 dopo trent’anni di esilio forzato.

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