Aiutami

“AIUTAMI” di Paolo Grugni

                                                                                       Barbera Editore, € 12,00

 

Le violenze contro gli animali! Ecco un argomento che continua ed essere emarginato e rimosso da una società, come la nostra, “per la quale ogni cosa può passare sotto silenzio tranne che un rigore non dato”.

A ricordarci che, nel mondo, gli animali continuano ad essere vivisezionati, torturati, uccisi per divertimento, trasformati in pellicce ed accessori di moda, sottoposti ad alimentazione forzata, soccorre un bel libro di Paolo Grugni. “AIUTAMI” è il suo titolo; un titolo che trova perfetta corrispondenza nell’immagine di copertina in cui una cavia, imprigionata in un bicchiere trasparente, sembra comunicarci una richiesta d’aiuto.

Si, anche gli animali pregano. Tertulliano vedeva nello sguardo rapito degli animali, in certi momenti della loro esistenza, un riconoscimento orante nei confronti del loro Creatore. Paolo Grugni vi scorge una muta preghiera di aiuto, rivolta non al cielo ma agli uomini cui, “come è scritto nella fenomenologia della nostra etimologia, è rimasto solo l’humus, la terra, la materia, perso ormai lo spirito”.

AIUTAMI è un libro-denuncia che si presenta ora sottesa alla narrazione degli eventi ora raddensata nei “corsivi”. Come innesti nella vicenda offrono un campionario incredibile di atrocità e di violenze, note e  sconosciute, sugli animali, in una prosa sfacciata e irriverente, opportunamente calibrata dall’utilizzo della rima baciata che rende più tollerabili situazioni altrimenti intollerabili per la loro crudeltà.

Da questo continuo alternarsi tra “narrazione” e “riflessioni” si genera la pecularietà e l’andamento stesso della storia. Cinque ragazzi, cinque animalisti, decidono di sfidare, e possibilmente sensibilizzare, l’opinione pubblica organizzando il rapimento di Luigi Banes, assessore all’agricoltura, che, per tendere trappole ai cinghiali, non si è fatto scrupolo di collegare un fucile carico, con un filo teso, lungo una strada di campagna.

Sono giovani come tanti altri, con i loro amori, i loro sogni, ma “diversi”, non felicemente arroccati in un individualismo senza pensieri, ma pronti a battersi per un ideale.

Si chiamano Bruno, Claudio, Giovanni, Sara, soprannominata Miss Magoo. È Ricky l’animatore del gruppo, un giovane dalla personalità complessa. Avrebbe voluto fare il paroliere, invece è finito in fabbrica, ma non crede, come tanti suoi compagni di lavoro, che il riscatto del popolo si possa raggiungere comprando vestiti firmati e auto con i cerchi in lega.

Gli piace leggere; non è un intellettuale, in senso stretto, ma un “vegetariano”, un radicale che vive consapevolmente il “privilegio” quotidiano di riflessioni, sulle violenze contro gli animali, forti e fortemente disperanti, rivolte all’indirizzo di un destinatario muto: il Maestro.

Riflessioni da cui si vorrebbe citare fin troppo: E ad altri topi i geni del cervello sono stati cambiati per non far loro provare paura neppure sotto tortura. Gli scopi sono chiari perché sono militari: eliminare un sentimento perché se al soldato ritocchi il cervello ne fai carne da macello………Si tratta del cyber hunting, la caccia fatta con il pc. Seduti in poltrona scarnificando una faraona si inquadra con una web cam non il passaggio di un tram bensì un animale selvatico chiuso in un ranch pronto per il suo mortale viatico. A quel punto il mouse si clicca e se il fucile non fa una ripicca, quell’animale viene ammazzato senza aver nulla sospettato………Trecentocinquantamila foche scuoiate vive come gengive ma quell’ammasso deficiente che viene definito gente compra quella broda schifosa chiamata moda.

Questa è la realtà con la quale si confrontano Ricky e i suoi amici; di qui la scelta di proporsi come immagine di trasgressione, con un’azione dimostrativa che si concluderà con l’uccisione del rapito da parte di Ricky che, a sua volta, si uccide.

Il che introduce, in una con l’evidenza tematica, un altro aspetto-chiave del libro: quello che mette in campo la responsabilità del singolo nel momento in cui “decide liberamente di sperimentare un’utopia”, di passare, quindi, all’azione “l’unica cosa possibile dal momento che la parola non può dare forma alla ragione”. Durante i giorni del sequestro si compie, per Ricky, la definitiva presa di coscienza nel progressivo chiarirsi dei motivi delle scelte compiute: quella di “non vivere passivo, riducendo la propria vita ad un elenco di dati, fatti insignificativi e chiacchiere” ma di essere pronto all’azione e a “subire”, non ad “accettare”, le conseguenze dei suoi gesti. La sua morte sarà l’estrema forma di resistenza di chi “non sente l’orgoglio di non essere complice della catastrofe ma anche il dolore di non far parte della società”; di chi ha avuto il coraggio di pensare “diverso”.

   Jolanda Leccese

 

 

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