Per amare Eucheria

PER AMARE EUCHERIA

di Stefania Santelia

Palomar editrice

Fili dorati che risplendono armoniosamente di prezioso

metallo a cumuli di setole voglio congiungere; seriche vesti

e tessuti laconici splendenti di gemme a pelli di capro

voglio porre a confronto…

Nobile porpora ad orribile lana si unisca; si metta insieme

 a pesante piombo splendente gemma; adesso, privata

del suo splendore, sia una perla a rifulgere rinchiusa in

scuro acciaio; e così in lingonico rame sia incastonato

uno smeraldo; adesso alle pietre sia avvicinato il giacinto;

a rupi e mole si dica simile il diaspro e scelga ora

la luna le tenebre infernali.

Adesso vogliamo anche che gigli siano uniti ad ortica e

funesta cicuta si stringa intorno a rosa purpurea.

Ed ora al tempo stesso decidiamo, disprezzati i pesci,

di non considerare affatto le delizie del vasto mare.

Dell’orata si innamori il rospo, il sassatile della serpe, e

allo stesso modo adesso la lumaca sia oggetto dei

desideri della trota.

Aristocratica leonessa si accoppi a spregevole volpe e

scimmia accolga nobile lince; si unisca ora cervo ad asino

ed ora tigre ad onagro, si unisca al lento bue

l’antilope veloce.

Scuro succo di silfio avveleni ora nettareo vino di rose

e miele adesso sia mescolato con amaro fiele.

Limpida acqua uniamo a baratro fangoso; mescolata allo sterco scorra fonte irrigatrice.

Rondine di buon augurio si trastulli con funesto avvoltoio

ed ora col gufo di malaugurio canti l’usignolo; triste civetta

si accompagni a chiara pernice e unita al corvo

giaccia la bella colomba.

Tutte queste mostruosità stravolgano l’ordine naturale con

conseguenze sconosciute; allo stesso modo Rustico, proprio lui, un servo, osi desiderare Eucheria

 

Conoscevo la prof. come studiosa, oltre che della produzione mimica greca anche dell’opera dio Sidonio Apollinare e sapevo che, da tempo essa indaga su autori e aspetti peculiari della produzione letteraria dell’età tardo-antica.

È stato, quindi, per me motivo di interesse trovare in libreria un libro dal titolo molto suggestivo: Per amare Eucheria.

 

Edito per la casa editrice Palomar, nella collana Margini, che più di una volta abbiamo avuto l’occasione di apprezzare (Sul pudore delle donne di Plutarco, di Mara Labriola; Le antitesi nella poesia di Ungaretti di Silvana Ghiazza).

In questo libro l’autrice ha curato l’edizione dell’unico carme attribuito ad Eucheria, l’unico relitto giunto integro di tanti scritti di produzione femminile che sono andati perduti; ci è giunto attraverso un codice viennese ed uno parigino, scritti in territorio gallico tra l’VIII e il IX sec.

Per amare Eucheria”, è questo il titolo di un libretto curatissimo: titolo emblematico che sembra avvertirci che non ci troveremo di fronte ad un mero restauro erudito ma a pagine costruite con un “atto d’amore” che ci aiutano a conoscere il modo di pensare e di sentire di una donna morta da tanti secoli, di percepire sulla carta il ritmo dei suoi pensieri e della sua lingua. Il libro comincia con una ricca introduzione, esposta in un discorso coerente e fluido, sulla presentazione del mondo gallo-romano della fine del V° sec., ed è completato da osservazioni e notizie sulla condizione femminile in questo periodo.

La successiva analisi e l’ampio commento al breve componimento gettano una luce limpida sull’estetica letteraria della tarda antichità, un’estetica catturata dal meraviglioso della letteratura, fino al dettaglio allusivo, al preziosismo più nascosto, un’estetica che, nell’ispirarsi agli auctores del passato è un lusus elegante ed esclusivo.

Ma chi è, dunque, Eucheria? Eucheria “dalle belle mani”, un termine che racchiude in sé la grazia e la bellezza. Ad eccezione di Antonio Tino che, nel 1911, espresse dubbi sulla sua identità, ritenendo Eucheria  un “fantasma creato dalla fantasia di un libraio”, gli studiosi sono concordi nell’affermare che la poetessa è stata un’esponente dell’aristocrazia gallo-romana, che dovette appartenere alla prestigiosa ed illustre famiglia di Eucherio vescovo di Lione. Partecipe dell’entourage di Sidonio Apollinare (431-486) che fu vescovo di Arverna, dopo essere stato prefetto di Roma, l’autore di panegirici agli imperatori Avito, Maioriano e Antemio nonché di poesie d’occasione.

Eucheria rivela, come sottolinea la studiosa, un’assonanza profonda con questo poeta. Condivide, infatti, con Sidonio l’idea che “comporre versi sia un lusus, un gioco elegante e raffinato, che può anche attingere agli argomenti della quotidianità, ma trasfigurandoli in tutt’altra dimensione, un lusus destinato, comunque, ad una cerchia esclusiva e ristretta”.

Tra le altre, numerose, prove che la Santelia adduce, a proposito della familiarità della poetessa con la cerchia sidoniana, spicca un dato molto significativo: l’allusione, nel primo verso, a quelli del panegirico che Sidonio compose, nel 458 per l’imperatore Maioriano.

Variamente definito dagli studiosi, collegato ora al genere epigrammatico, ora alla satira, il componimento svolge un tema estremamente semplice in 32 versi: un rifiuto amoroso opposto dalla poetessa alle avances di un rusticus et servus, pretendente sgradito. Un Rusticus di nome ma non di fatto, se è da identificare con quel Rustico di Bordeaux che fu in contatto con il vescovo di Lione Eucherio, che Sidonio Apollinare definisce arguto e Rustico solo nel nome. A questo Rustico si poteva addirittura dare del servo, in questo gioco poetico, forse solo servo d’amore.

Il rifiuto viene condotto in modo singolare attraverso accostamenti impossibili (gli antichi chiamavano questa forma retorica adyunata) attraverso un gioco di stridenti coppie floreali e faunistiche, in cui i gigli si oppongono all’ortica, la rosa purpurea alla funesta cicuta, la rondine all’avvoltoio, l’usignolo al gufo, “adesso vogliamo che i gigli…”.

Solo alla fine, con una battuta a sorpresa, si chiarisce la chiave di lettura dell’intera composizione, che si tratta cioè di un rifiuto amoroso: “Tutte queste mostruosità…”.

 

Si rovescia così anche il topos tradizionale dell’elegia amorosa, quello in cui si afferma che nessuna donna corteggiata può resistere all’amore, “Alle donne è gradito essere corteggiate e a stento ci sarà una sola, tra molte, che possa negarsi”. Così scriveva Ovidio in un noto passo dell’Ars (1, 343-46).

Non è più vero, allora, che nessuna donna corteggiata possa resistere all’amore.

Chi leggerà questo libro si renderà conto che l’autrice, pur muovendosi tra ardue etimologie, riferimenti ad autori latini e greci, ci attrae nel meraviglioso mondo della letteratura guidandoci a cogliere, nel carme, immagini, simboli, raffinatezze stilistiche, densità di riferimenti eruditi, ma soprattutto potrà constatare come venga evocato un mondo femminile che suggerisce idee di bellezza, di fragranza, di piacevolezza, attraverso parole ad alta condensazione di energia simbolica, i fiori, le pietre preziose, il vino nettareo di rose e di miele.

 

Di questo mondo femminile e di molto altro ci parlerà la signora Santelia.

 

Sabâh al-full (“giorno di giacinto”), sabâh al-ward (“giorno di rosa”), sabâh al-yasmin (“giorno di gelsomino), sabâh al-nargis (“giorno di narciso”). Sono formule di saluto, in lingua araba, rivolte alle donne che trasferiscono al destinatario del saluto le qualità dei fiori evocati. Chissà perché ci vengono in mente dopo aver letto i versi di Eucheria!

 

                                                                                     Jolanda Leccese

 

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